OSPITI 2025

Durante la serata si susseguiranno numerosi ospiti che da anni lavorano per dare lustro alla comunità Urban italiana e portano alta la bandiera ed il nome dell’Italia nel nostro paese e nel mondo intero:

HERMES CREW

Coreografie: Allen Gunda & Jefferson Creus

Il dualismo che abbiamo scelto di rappresentare nasce dall’incontro e dall’unione di due culture che fanno parte della nostra quotidianità: quella italiana e quella filippina. Due mondi con storie, tradizioni e linguaggi diversi che, invece di restare separati, trovano sul palco uno spazio comune di dialogo e condivisione. Il palco diventa l’anello che ci unisce, l’unico vero punto di contatto, dove ogni distinzione si dissolve e lascia spazio all’espressione, all’energia e alla creatività. In quel momento non esistono più confini culturali, né differenze: esiste solo il movimento, la musica e la voglia di stare insieme. Attraverso la danza celebriamo questa fusione, trasformando il dualismo in armonia e condivisione. Un unico obiettivo guida tutti noi: divertirci, comunicare e vivere il palco come un luogo libero, inclusivo e autentico, dove ogni identità trova spazio senza bisogno di etichette.

GDS MOVEMENT

Coreografie Paolo Ricotta

I GDS MOVEMENT portano in scena una coreografia che esplora una dualità universale: quella tra la giovinezza e l’età adulta, tra il sogno e il dovere, tra il colore e il grigiore di una realtà che muta.

Nell’età giovanile si assiste a un’esplosione di vitalità. Ogni movimento si apre verso lo spazio con entusiasmo, fiducia e libertà, poiché il danzatore è guidato dal desiderio di oltrepassare confini ancora non delineati. Il mondo gli appare pieno di possibilità, colorato dai sogni che rendono ogni passo un atto di fede nel futuro.

Il passaggio all’età adulta, invece, porta con sé il peso delle responsabilità e delle aspettative sociali, segnando un cambiamento netto: la libertà e la creatività lasciano il posto a una danza che diviene ripetitiva, secondo il ritmo implacabile, quasi ipnotico, della routine. Il colore svanisce; il bianco e il nero riflettono un mondo in cui l’uniformità ha preso il posto della fantasia, e in cui la creatività è soffocata dalle imposizioni quotidiane.

Eppure una domanda resta aperta: la spensieratezza e la creatività della giovinezza sono davvero perdute, o attendono solo di essere riscoperte? La coreografia invita lo spettatore a riconoscere in sé stesso queste due forze contrastanti, a riflettere su quanto spazio conceda ancora al sogno nell’età adulta. Perché anche quando la vita ci spoglia dei colori, rendendoci parte di un abitudinario mondo “in bianco e nero”, resiste in noi una voce leggera e ostinata che ci invita a dipingere la nostra realtà.

B-SIDE CREW

Coreografie Giulia Baggy Berretta

Quando la vita si disfa, non cerchiamo l’ordine. Danziamo nel Caos: una forza grezza che ci scuote, ci costringe a sentire, a restare, a non fuggire. Questo è il nostro atto di resilienza: trovare nell’urlo del corpo la forza di rimanere presenti, lasciarci muovere e restare ancorati a noi stessi anche nel frastuono. Il Caos ci ricorda che non siamo soli. È attraverso questa energia cruda, e nella condivisione della lotta, che troviamo la chiave di una vera pace mentale: non l’assenza del dolore, ma una calma interiore conquistata, attraversandolo. Presi dal Caos, è fondamentale lasciarsi andare con le persone che camminano al nostro fianco: per noi sono insieme colonne che sorreggono e cuscini morbidi che accolgono. Ma sono anche l’energia che ci scuote, ci spinge a muoverci ancora e a ritrovarci, ogni volta. Il linguaggio della dancehall, con la sua onestà senza filtri, ci ha permesso di raccontare tutto questo restando fedeli, puri e veri nel messaggio.

F.A.M.

Coreografie James Florendo

Il pezzo che porterò sul palco l’ho intitolato “Fino alla matrice”: una ricerca approfondita sul concetto di andare alla radice delle cose, di cercarne il nucleo reale. Attraverso il tema della dualità, parto da una riflessione sul perché le donne vengano spesso percepite come meno forti rispetto agli uomini, interrogandomi sulla matrice di questa visione. Ho utilizzato la figura di Giovanna d’Arco per rendere visibile, a livello estetico, ciò che la società fatica ad accettare quando osserva una donna. Infine, per esplorare il passaggio dalla superficie al nucleo, mi sono ispirato al concetto centrale del Viaggio al centro della Terra di Jules Verne: una discesa che, partendo dall’apparenza, conduce fino all’essenza.

INTIDANZA ACADEMY

Coreografie Kenny Del Castillo

Lux et Umbra, progetto coreografico e artistico ispirato all’ultimo album di Rosalía, Lux (2025), si costruisce come un attraversamento simbolico di uno dei dualismi più antichi e fondativi dell’esperienza umana: quello tra luce e ombra. Lo spettacolo mette in dialogo l’immanente e il trascendente a partire da questa polarità primordiale. La luce si fa metafora e incarnazione di rigore, chiarezza, puntualità, linearità, ragione ed elevazione; l’ombra, suo opposto, si carica invece della forza dell’immaginazione, della creatività, del desiderio, del cuore, dell’impulsività, dell’animalità, del caos. Due forze che, inizialmente, sembrano contendersi il palcoscenico in quella che appare come una lotta intestina. I corpi dei ballerini disegnano la via per un’inattesa riconciliazione, che avviene quando la luce riconosce l’alterità dell’ombra e, insieme, la loro fondamentale sorellanza. Non esiste equilibrio senza l’accettazione dell’ombra che ogni luce porta con sé, né senza il riconoscimento della luce nascosta in ogni ombra. Lux et Umbra si fa così portavoce di un’idea di equilibrio che non è mai fissità, ma un continuo riequilibrarsi insieme. Non c’è vittoria di un opposto sull’altro. C’è incontro. Ed è solo su questo incontro che può fondarsi un equilibrio vivo, mobile, umano.

DAMNEDANCERS

Coreografie Shady Salem

In un mondo che non fa più differenza tra il sacro e il profano, chi determina l’oggettività? Duality è l’emblema della vostra confusione.

ZAHIM

Coreografie Flaminia Genoese

Questo spettacolo nasce dal desiderio di indagare la dualità tra stasi e movimento, due forze opposte ma inseparabili che attraversano l’essere umano, tanto nel corpo quanto nella dimensione vitale. La stasi non è solo immobilità: è attesa, sospensione, silenzio. È il momento in cui l’energia si raccoglie, si concentra, prende forma prima di trasformarsi. Il movimento, al contrario, è impulso, cambiamento, necessità di esistere nello spazio e nel tempo. È il segno visibile della vita che scorre. Il corpo e la vita si muovono costantemente tra questi due poli. Ogni gesto nasce da un istante di fermo, ogni azione è preceduta da una quiete. In questa alternanza continua, la stasi non rappresenta un limite, ma una condizione necessaria affinché il movimento abbia senso, direzione e intensità. Attraverso la danza, questo dialogo prende forma sul palco: il corpo diventa luogo di equilibrio tra il trattenere e il lasciar andare, tra il controllo e l’abbandono. La dualità non viene risolta, ma accolta, perché è proprio nella tensione tra stasi e movimento che si genera l’espressione più autentica di chi siamo come danzatori ed esseri umani.

BARKADA

Coreografie Patrick Ang

“Inno al coraggio”: Il coraggio trae il suo vero significato solo dalla presenza della paura: senza quel sussurro di allarme, esso sarebbe soltanto incoscienza, o una serena ma cieca mancanza di percezione del rischio. La sua espressione più elevata e pura, dunque, si manifesta soltanto quando ha la forza di sfidare la nostra paura più profonda: l’ombra della morte. Perciò, la vera forza non risiede mai nell’eliminare la paura, ma nel imparare a dialogare con lei. È un colloquio intimo e coraggioso, dove la paura non viene messa a tacere, ma ascoltata, per poi essere attraversata con passo fermo e cuore consapevole. In questo dialogo, l’umano trova la sua grandezza. “Basta una scintilla per scatenare una reazione, un perchè, un passo verso quella libertà imprigionata da odio, menti contorti e malati di possessività materiale. Contro tutto il ferro esplosivo che squarcia il cielo e la pelle, onoriamo i veri eroi, che nella guerra scrivono con il corpo la loro silenziosa, coraggiosa verità.”